
L’Unita di Epidemiologia della AUSL Umbria 2 crea un modello predittivo di rischio cadute negli anziani, due articoli pubblicati sul Bollettino Epidemiologico Nazionale
Le cadute tra le persone con 65 anni e più continuano a rappresentare, in tutto il mondo, una priorità per la sanità pubblica a causa della loro frequenza e gravità. Nel 2008, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto, nell’ambito della strategia per l’invecchiamento sano e attivo, un modello intersettoriale per ridurre le cadute e gli incidenti collegati. L’obiettivo è quello di identificare politiche e interventi capaci di aumentare la consapevolezza verso il tema della prevenzione delle cadute; migliorare la valutazione dei fattori individuali, ambientali, e sociali associati al fenomeno delle cadute; favorire l’implementazione di interventi culturalmente appropriati ed evidence-based in grado di ridurre l’incidenza delle cadute. La prevenzione della cadute è, inoltre, una delle specifiche azioni di intervento del “Partenariato europeo per l’innovazione sull’invecchiamento sano e attivo”, nell’ambito della Strategia Europa 2020.
Nell’ambito dei vari studi condotti in questi anni, lo staff del dr. Marco Cristofori, responsabile dell’Unità Operativa di Epidemiologia dell’Azienda Usl Umbria 2, ha elaborato un modello di epidemiologia predittiva sulla costruzione di un profilo di rischio degli anziani riguardo le cadute e, in seconda istanza, sulla disabilità. Il tutto in una collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della salute.
Gli articoli scientifici sono stati pubblicati sul Bollettino Epidemiologico Nazionale.
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L’indagine - Sono state analizzate le interviste telefoniche o domiciliari a 24.129 persone di 65 anni e oltre, estratte casualmente dalle anagrafi sanitarie nell’ambito dell’edizione 2012 del Passi d’Argento, che ha coinvolto 19 tra regioni e province autonome.
Nel contributo fornito dagli esperti dell’azienda Usl Umbria 2, il sistema di sorveglianza sulla popolazione con 65 anni e più Passi d’Argento permette di descrivere il fenomeno delle cadute a livello nazionale e regionale con precisione adeguata a seguirne nel tempo l’evoluzione e costruire modelli di analisi multivariata, al fine di valutare la probabilità degli anziani di cadere secondo profili di rischio definiti. I risultati dell’indagine 2012-13 confermano quanto già evidenziato nella letteratura scientifica nazionale e internazionale sul tema delle cadute, garantendo la capacità della sorveglianza di rappresentare e misurare nel tempo le cadute anche in relazione agli interventi di prevenzione.
I fattori di rischio - Il modello matematico dimostra che ci sono differenze importanti rispetto ad alcuni fattori di rischio, peraltro riportati anche in letteratura, produce un profilo del soggetto a rischio di cadute ed evidenzia che, a una probabilità significativamente più elevata di cadere, sono associati i seguenti fattori di rischio: essere donna; essere disabile; avere problemi di memoria e orientamento; avere problemi di vista non risolti; essere in polifarmacoterapia (oltre 4 farmaci); avere molte difficoltà economiche; abitare una casa con problemi strutturali.
Ai fini dell’azione i dati ottenuti dall’analisi descrittiva evidenziano che sia l’utilizzo di presidi sia il consiglio del medico arrivano troppo tardi e che è assolutamente necessario intervenire precocemente, secondo linee guida ormai consolidate, sui principali fattori di rischio, riducendo per quanto possibile i fattori di esposizione e rivalutando periodicamente l’ambiente domestico dell’ultra 65enne.
Oltre ai dati di sorveglianza, le informazioni sui gruppi a rischio possono facilitare la selezione di interventi prioritari che le regioni si apprestano a fare per questa fascia di età, nel quadro dei Piani Regionali di Prevenzione 2014-18.
Un modello simile è stato prodotto anche per il rischio disabilità insieme ad altre ASL e all’Istituto superiore di sanità.
La ricerca finalizzata all’azione è un compito essenziale anche della ASL, soprattutto nell’ambito della prevenzione al fine di indirizzare interventi e attività di presa incarico finalizzate e basate su fattori di rischio reali e basati su dati epidemiologici certi.